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Vengono definiti “ponti tra la Terra Santa e i cristiani di tutto il mondo”. I Commissariati di Terra Santa, conventi o case francescane incaricati di raccogliere offerte per la Terra Santa e di organizzare pellegrinaggi, sono oggi oltre ottanta, sparsi in più di quaranta Paesi del mondo. Non molti sanno, però, che il “padre” di tutti i Commissariati di Terra Santa è quello di Napoli, che opera ancora oggi, a distanza di secoli dalla fondazione e che è conosciuto come il Commissariato Generale di Terra Santa. Da sempre considerato “il più benefico Commissariato d’Italia e il più antico di tutti”, ha una storia che affonda le radici negli albori della Custodia di Terra Santa. L’allora Regno di Napoli ebbe un ruolo chiave per i francescani di Terra Santa: furono infatti i re di Napoli ad acquistare nel 1333 il luogo sul Monte Sion che la tradizione riconosce come il Cenacolo (prima sede della Custodia) e a pagare i tributi di ingresso al Santo Sepolcro, perché i frati francescani potessero celebrarvi le sacre liturgie. I reali di Napoli Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca si sentivano infatti i sovrani di Gerusalemme, per via della loro discendenza da Federico II, sposato con Iolanda di Brienne, erede del Regno di Gerusalemme. Da lì nacque poi la necessità di finanziare la missione in Terra Santa e venne costituita per questo l’Opera Pia di Terra Santa, detta anche Commissariato Generale di Terra Santa di Napoli. “Le finalità precipue di questo Commissariato, stando alle originarie volontà dei Reali di Napoli sono sempre state: aiutare economicamente i francescani di Terra Santa; organizzare e guidare i pellegrinaggi delle diverse nazioni nei Luoghi Santi; selezionare amministratori fedeli e coscienziosi delle munifiche elargizioni di denaro e di beni mobili e immobili, fatte da re, da principi e da privati a favore dei Luoghi Santi e dei Frati Minori di Palestina”. Così afferma Fr. Sergio Galdi d’Aragona, attuale Commissario generale di Terra Santa e guardiano del convento di Napoli. Napoli all’epoca aveva una grande capacità di raccogliere fondi e c’erano circa 40 frati questuanti per la Terra Santa, detti collettori, ovvero frati laici che giravano tutto il sud Italia a piedi o a dorso di asino per raccogliere le offerte per l’Opera Pia di Terra Santa. A testimonianza dell’opera instancabile dei frati, anche un quadro settecentesco napoletano conservato nel palazzo Reale di Napoli, rappresenta la missione dei collettori di Terra Santa sul territorio. “Oggi sono rimasti solo due collettori al mondo e si trovano a servizio del Commissariato di Napoli - spiega Fr. Sergio -. La loro giornata inizia di mattina presto, alle sei del mattino, quando escono per andare a visitare gli iscritti all’Opera Pia di Terra Santa. Di solito seguono un programma settimanale e avvisano per tempo i loro riferimenti nei paesi degli iscritti, che li aspettano “come la manna”. In alcune realtà c’è ancora una fede sincera e sentita e c’è quindi ancora un legame sentito con la Terra Santa”.  I collettori possono contare poi sul supporto di alcune donne laiche, chiamate “zelatrici”, che sono ancora numerose in altre parti del mondo come nella zona del Commissariato di Terra Santa del Messico. “Sono donne che hanno particolarmente a cuore la Terra Santa e l’Opera Pia di Terra Santa e raccolgono le offerte per la Terra Santa - continua Fr. Sergio -. Oggi siamo in un processo di ammodernamento strutturale per raggiungere gli iscritti all’Opera Pia di Terra Santa, che erano molte migliaia in passato”. Oggi il numero si è molto ridotto, ma si cerca di dare impulso ai nuovi iscritti attraverso un giornalino, il sito internet e la pagina Facebook . “Da quando sono arrivato nel 2016, mi sono occupato di promuovere quello che è oggi il Commissariato di Terra Santa del Sud Italia, ho promosso eventi culturali e convegni e ho cercato poi di sensibilizzare i vescovi del Sud Italia per la Colletta del Venerdì Santo (a favore della Terra Santa). Mi sembra che questa opera di sensibilizzazione abbia dato i suoi primi frutti, dato che la Colletta del Venerdì Santo è risultata quadruplicata negli ultimi quattro anni”. Il Commissariato di Napoli ha dunque tre fonti di approvvigionamento economico per finanziare la Terra Santa: una è la Colletta del Venerdì Santo, poi ci sono le entrate portate a casa dai dei due collettori di Terra Santa e infine da poco si è aggiunto anche il lavoro di contatto via lettera o attraverso i social, rivolto a tutti coloro che i collettori non possono raggiungere. “La pandemia di Covid-19 ha inciso fortemente sulla nostra missione, in primis pensando ai pellegrinaggi, molti dei quali erano guidati dal vice-commissario Fr. Giuseppe Gaffurini, e che ora non si possono più organizzare - afferma il Commissario di Napoli -. La crisi economica determinata dalla pandemia ha danneggiato anche gli artigiani locali in Terra Santa, come quelli che lavorano il legno di ulivo in Terra Santa. Per questo abbiamo commissionato diversi oggetti tramite i nostri contatti, per offrire oggetti devozionali provenienti dalla Terra dell’incarnazione, ai nostri iscritti all’Opera Pia di Terra Santa”. Originario di Salerno, Fr. Sergio Galdi d’Aragona è francescano e appartiene alla Custodia di Terra Santa, che ha curato la sua formazione fin dal 2005. In passato ha anche svolto il servizio di Segretario di Terra Santa (triennio 2013-2016), prima di essere stato nominato Commissario generale di Terra Santa, con sede a Napoli (Italia), e sempre nel 2016 Presidente della Conferenza dei Commissari di Lingua italica, cui appartengono l’Italia ed alcuni Paesi slavi. Nella sessione del 20 marzo 2019 il Definitorio generale lo ha eletto Segretario per il Capitolo generale 2021. “Quando sono stato Segretario di Terra Santa, ero nel cuore della Custodia e sono entrato a 360 gradi a contatto con le problematiche della Custodia. Qui ho una prospettiva differente - afferma Fr. Sergio -. È stato un trasferimento felice perché sono salernitano di origine ed è stato un tornare a casa in una città che amo profondamente. Mi sono sentito innestato in un fiume di storia, una storia che ha avuto bisogno di essere rivisitata e rivista. Oggi non possiamo più guardare al futuro solo con le donazioni dei collettori. Io ho raccolto questa eredità nobilissima del Commissariato di Napoli e con i frati e i collaboratori la stiamo trasformando. Vogliamo conservare le tradizioni, ma dare comunque delle forme nuove e degli impulsi nuovi, per proiettare il Commissariato Generale di Napoli verso il futuro e - unitamente alla missione dei collettori - studiare, inventare ed applicare le nuove tecniche di fundraising a supporto all’opera della Custodia di Terra Santa”.   Beatrice Guarrera

È tornato alla casa del Padre il 26 agosto in Giordania Fr. Feras Hejazin (1/03/1971 - 26/08/2020). Una vita intera dedicata al Regno di Dio a favore dei cristiani di Terra Santa: nelle celebrazioni, nella cura di ogni persona, nella gioia dell’evangelizzazione con i giovani. “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode” (Sal 34,2)

John Kwasi Bomah è l’attuale primo sacrestano della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, ha 58 anni e proviene dal Ghana. Fr. John è testimone di un francescanesimo vivo, attraverso la sua vita e il suo servizio in Terra Santa che dura da 30 anni. Vive la sua infanzia in Ghana, ma si avvicina al francescanesimo grazie a un amico che entra nell’ ordine francescano. Da lì inizia la sua avventura in cammino sui passi di Gesù e San Francesco, che lo ha portato a servire la Chiesa in Terra Santa. Ecco la sua testimonianza: “Tutto è iniziato nel 1972, in Ghana, quando ho iniziato ad osservare l’opera dei francescani conventuali nella mia terra. Osservandoli avevo già iniziato a pensare che potesse essere qualcosa in cui potevo ritrovare me stesso. Dopo questo primo incontro ho iniziato a leggere le Fonti Francescane e mi sono sentito chiamato dalla storia di San Francesco, dal suo modo di lasciare tutto e vivere ispirato dal Santo Vangelo che gli ha cambiato la vita, come lui, anche io lo volevo. Dopo la professione – continua Fr. John – sono stato destinato prima a Ein Karem, poi al Santo Sepolcro, a Betlemme e dal 2016 sono a Nazareth. Il mio servizio come sacrestano non riguarda solo le celebrazioni liturgiche, ma anche l’accoglienza dei pellegrini a cui sono particolarmente sensibile – ci confessa Fr. John – penso che sia necessario fare molta attenzione all’accoglienza dei pellegrini. Quando, al Santo Sepolcro o a Betlemme, i pellegrini mi chiedevano di rimanere per la notte notavo sempre una grande emozione, vi era sempre qualcuno che si commuoveva. In particolare, a Betlemme ho visto molte persone piangere dall’emozione quando realizzavano di poter pregare e meditare nel luogo in cui è nato Gesù. Oggi se dovessi dire qualcosa a qualcuno che cerca la sua strada gli direi che l’unica cosa da fare è mettersi in preghiera e il Signore aprirà la strada per capire verso quale direzione andare. E, dopo aver capito, occorre impegnarsi ancora di più e pregare sempre di più per fare ciò per cui si è chiamati, con tutto il cuore”. di Giovanni Malaspina

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